ESSAI


L'ORDINE DELLE COSE

 Regia: Andrea Segre
Interpreti: Paolo Pierobon, Giuseppe Battiston, Valentina Carnelutti, Olivier Rabourdin, Fabrizio Ferracane, Roberto Citran, Fausto Russo Alesi, Hossein Taheri
Soggetto: Marco Pettenello, Andrea Segre
Sceneggiatura: Marco Pettenello, Andrea Segre
Fotografia: Valerio Azzali                        
Musiche: Sergio Marchesini
Montaggio: Benni Atria
Scenografia: Leonardo Scarpa
Produzione: Jolefilm
Distribuzione: Parthénos
Origine: Italia-Francia - 2017
Genere: Drammatico
Durata: 112 min. 
 

In Concorso alla 74° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica Di Venezia (2017), dove ha ottenuto la Menzione Speciale del Premio Human Rights Nights al Cinema dei Diritti Umani.

 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 25 Ottobre - ore 21.15

Occhiello

Un viaggio attraverso le condizioni esistenziali di chi migra e di chi si trova a confrontarsi con il fenomeno delle migrazioni.

La trama

Corrado è un alto funzionario del Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l'immigrazione irregolare. Il Governo italiano lo sceglie per affrontare una delle spine nel fianco delle frontiere europee: i viaggi illegali dalla Libia verso l'Italia. La missione di Corrado è molto complessa, la Libia post-Gheddafi è attraversata da profonde tensioni interne e mettere insieme la realtà libica con gli interessi italiani ed europei sembra impossibile. Corrado, insieme a colleghi italiani e francesi, si muove tra stanze del potere, porti e centri di detenzione per migranti. La sua tensione è alta, ma lo diventa ancor di più quando infrange una delle principali regole di autodifesa di chi lavora al contrasto dell'immigrazione, mai conoscere nessun migrante, considerarli solo numeri. Corrado, invece, incontra Swada, una donna somala che sta cercando di scappare dalla detenzione libica e di attraversare il mare per raggiungere il marito in Europa. Come tenere insieme la legge di Stato e l'istinto umano di aiutare qualcuno in difficoltà? Corrado prova a cercare una risposta nella sua vita privata, ma la sua crisi diventa sempre più intensa e si insinua pericolosa nell'ordine delle cose.

La critica

"Gli avvenimenti delle ultime settimane hanno reso ancor più attuale il film di Andrea Segre, 'recuperato' come evento speciale dalla selezione veneziana. Per fortuna: perché si tratta di un film bello e importante, che parla di migranti, profughi e hotspot in maniera precisa, emozionante, senza retorica e senza colpi bassi, costruendo sapientemente una vicenda ma dimostrando soprattutto che, al di là della cronaca, il cinema di finzione può avere i mezzi per andare in profondità, per cercare il filo di un discorso intrecciando vicende individuali e collettive. (...) Segre aveva già raccontato personaggi di immigrati in due lungometraggi di finzione, lo sono Lì e La prima neve, ma questo è il suo film migliore. La morale non è consolatoria, i dilemmi e il contesto vengono spiegati con attenzione e cura dei particolari. (…) Il protagonista, ben interpretato da Paolo Pierobon, i suoi andirivieni con la Libia (ricostruita per lo più in Sicilia e in parte in Tunisia ), sono raccontati con credibilità, e la regia rende visibile la sua crisi personale inserendolo in inquadrature eleganti, composte; il tutto accompagnato, poi, da alcune inquadrature a mano, così da accentuare e accompagnare il vacillare e il titubare delle azioni del protagonista e di conseguenza delle sue certezze. (…) D’altro canto Segre, ormai, ci ha abituato a questo modus operandi da vero regista del post realismo, con questo sua bravura già vista nei film precendeti, ma mai con quelle attenzioni e con quelle meticolosità utilizzate per realizzare L’ordine delle cose…. Indescrivibile!"

"Segre sceglie (...) un (...) registro, più in sintonia con le sue origini da documentarista: uno stile lineare, quasi scabro nella sua essenzialità, ma efficacissimo per spiegare i fatti. (...) Un caso come ce ne sono tanti, che costringe il funzionario italiano a fare i conti con la disumanità delle regole e l'impotenza dei singoli e che il film racconta con una lucidità cartesiana, quella di un regista che cerca con coraggio e onestà di non confondere mai i due piani, quello della politica e quello dell'accoglienza, ma che non vuole neppure privilegiarne uno a scapito dell'altro."
Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera'
 
"Il film di Andrea Segre, 'recuperato' come evento speciale dalla selezione veneziana, è un film bello e importante, che parla di migranti, profughi e hotspot in maniera precisa, emozionante, senza retorica e senza colpi bassi, costruendo sapientemente una vicenda ma dimostrando soprattutto che, al di là della cronaca, il cinema di finzione può avere i mezzi per andare in profondità, per cercare il filo di un discorso intrecciando vicende individuali e collettive. (...) Segre aveva già raccontato personaggi di immigrati in due lungometraggi di finzione, lo sono Li e La prima neve, ma questo è il suo film migliore. La morale non è consolatoria, i dilemmi e il contesto vengono spiegati in maniera non semplicistica. Il protagonista, ben interpretato da Paolo Pierobon, i suoi andirivieni con la Libia (ricostruita per lo più in Sicilia e in parte in Tunisia ), sono raccontati con credibilità, e la regia rende visibile la sua crisi personale inserendolo in inquadrature eleganti, composte, che vengono poi incrinate leggermente con l'uso della macchina a mano. Come accompagnando il vacillare del protagonista e delle sue certezze."
Emiliano Morreale, 'La Repubblica'