ESSAI


ELLE

 
Regia: Paul Verhoeven
Interpreti: Isabelle Huppert, Christian Berkel, Anne Consigny, Virginie Efira, Charles Berling, Laurent Lafitte, Vimala Pons, Jonas Bloquet
Soggetto:Philippe Djian - (Romanzo)
Sceneggiatura: David Birke
Fotografia: Stéphane Fontaine
Montaggio: Job ter Burg
Musiche: Anen Dudley
Scenografia: Laurent Ott
Produzione: SBS Productions, SBS FILMS, Twenty Twenty Vision Filmproduktion
Distribuzione: Lucky Red
Origine: Francia, Germania - 2016
Genere: Thriller, drammatico
Durata: 130 min.
 
 
 
 
In Concorso al 69° Festival di Cannes.
Vincitore del Golden Globes 2017 per: Miglior Film Straniero e Miglior Attrice Protagonista di Film Drammatico (Isabelle Huppert).
Isabelle Huppert è stata candidata agli Oscar 2017 come Miglior Attrice.
 
 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 31 Maggio - ore 21.15

Occhiello

Tra dramma e thriller, un'opera coraggiosa e forte, retta dagli sguardi e dalle reazioni misurate dell’incomesurabile isabelle huppert.

La trama

Michelle è la proprietaria di una società che produce videogiochi ed è una donna capace di giudizi taglienti sia in ambito lavorativo che nella vita privata. Vittima di un stupro nella sua abitazione non denuncia l'accaduto e continua la sua vita come se nulla fosse accaduto. Fino a quando lo stupratore non torna a manifestarsi e la donna inizia con lui un gioco pericoloso.

La critica

" (...) un film di più di due ore avventuroso, spiazzante e spiritoso, tratto dal romanzo Oh... di Philippe Djian (...). Elle è una stranissima bestia multiforme: dramma familiare, commedia nera, giallo hitchcockiano (si sospetta di un vicino come ne La finestra sul cortile, sono presenti forbici da usare come arma di difesa modello Il delitto perfetto) e shock erotico europeo (c'è il sadomasochismo de La pianista di Haneke nonché il trauma che ti trasforma da vittima in carnefice à la Il danno di Louis Malle). Solamente Isabelle Huppert sarebbe stata in grado di interpretare un personaggio cosi potente, complesso e affascinante. Solamente Paul Verhoeven avrebbe potuto avere il coraggio di sfidare una grande attrice a esplorare il cuore di tenebra della sessualità femminile. Da un buon romanzo, un film eccezionale."

Francesco Alò, 'Il Messaggero'


FOOTPRINTS - IL CAMMINO DELLA VITA

 
Regia: Juan Manuel Cotelo
Sceneggiatura: Juan Manuel Cotelo, Alexis Martínez
Fotografia: Alexis Martínez
Montaggio: Alexis Martínez
Produzione: Infinito + 1
Distribuzione: Infinito + 1
Origine: Spagna - 2015
Genere: Documentario
Durata: 89 min.
 
 
 
 
Serata in collaborazione con il Centro Culturale Portaluppi
 
 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 7 Giugno - ore 21.15

Occhiello

Sofferenza, superamento, contemplazione, allegria, amicizia, bellezza, riflessioni spirituali... Questo è footprints

 

La trama

Un gruppo di giovani dell'Arizona viaggia fino in Spagna per realizzare uno dei pellegrinaggi più importanti del mondo. Per 40 giorni e 1000 km, Juan Manuel Cotelo e il suo team, li accompagneranno nella più grande avventura della loro vita: un viaggio fisico e spirituale capace di trasformarli per sempre. Il loro percorso attraversa il Cammino del Nord (dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco nel 2015), la Ruta Lebaniega e il Cammino Primitivo, con piccole deviazioni dall'itinerario ufficiale per visitare luoghi emblematici come la casa di Sant'Ignazio di Loyola, i monumentali Picos de Europa o per pregare davanti alla Vergine di Covadonga.

 

La critica

"Sofferenza, superamento, contemplazione, allegria, amicizia, bellezza, riflessioni spirituali... Il film trasmette tutta la gamma di emozioni che il Cammino emana. E, secondo Juan Manuel Cotelo, la sfida principale di questo lavoro cinematografico sul Cammino di Santiago, è stato mostrare un viaggio interiore, ovvero il processo interno di trasformazione dei pellegrini.


 

LE ULTIME COSE

 
 
 
Regia: Irene Dionisio
Soggetto: Irene Dionisio
Fotografia: Caroline Champieter
Montaggio: Aline Hervé
Produzione: Amka Film Productions - Ad Vitam Production
Distribuzione: Istituto Luce-Cinecittà
Origine: Italia, Svizzera, Francia
Genere: Drammatico
Durata: 85 min
 
 
Introduzione e dibattito finale a cura
dell’Associazione Nuvole in Viaggio
 
 

 

 

 
 
 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 
 
 

Mercoledì 21 Giugno - ore 21.15

 
 

Occhiello

Con grande economia di mezzi e di immagini, ma con grande cura e caparbietà dionisio confeziona un film neo-neorealista sulla nuova povertà

 

La trama

Il film racconta tre semplici storie che si intrecciano al Banco dei pegni di Torino sulla sottile linea del debito morale alla ricerca del proprio riscatto. Stefano, un giovane perito, viene assunto dal banco dei pegni per attribuire un prezzo ai beni che la gente non può più permettersi. Il suo capo, Sergio, è un cinico burocrate che gestisce il traffico delle aste attraverso le quali vengono rivenduti gli oggetti impegnati che i proprietari non hanno più potuto riscattare. Michele è un anziano pensionato che non arriva a fine mese e che, per aiutare la famiglia, accetta di dare una mano ad Angelo, uno dei tanti loschi figuri che si aggirano intorno al banco dei pegni per lucrare sulle sventure altrui, dando vita (si fa per dire) a quel mercato nero e a quel sottobosco di malaffare creato dal bisogno. Sandra è una trans costretta ad impegnare una pelliccia per sopravvivere in un mondo che rifiuta la sua nuova identità.

 

La critica

" (...) Irene Dionisio, 29 anni e la mano sicura di chi viene dal documentario, modella con un senso del racconto nutrito da un'osservazione sempre puntuale, appassionata, incalzante. Metafora perfetta di un presente spietato quanto ipocrita. Ben servita da attori al diapason, immagini dimesse quanto incalzanti, musiche per una volta intonatissime. Un film-modello per un cinema che (in Italia) sanno fare in pochi, ma per fortuna esiste e resiste. ”

Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

 

“ In questa sua opera prima la trentenne Dionisio, allieva di Segre e Bellocchio, ambienta il suo film in un banco di pegni di Torino, laddove chiunque si reca in cerca di denaro per poter sopravvivere portando con se beni da cui magari non vorrebbe mai separarsene. (…)

Questo è un nuovo modo di parlare di realtà, vera, questo è un nuovo neo-neorealismo in senso stretto con quei modi e quelli pause tipiche del primo vero realismo, ma con quegli escamotage filmici e con quell’impostazione moderna. Come nel primo dopo guerra, anche questa volta l’Italia vive un periodo di povertà, materiale ed anche intellettuale, che prima vedevamo con l’intramontabile Anna Magnani in Roma Città Aperta e che oggi vediamo nel film sul volto di tutte quelle persone che per poter sopravvivere e per far sopravvivere i loro cari debbono separarsi di qualcosa a loro molto caro, laddove il valore sentimentale dell’oggetto supera di gran lunga quello intrinseco. Oggi come allora la povertà c’è ancora, è inutile nasconderlo e far finta di non vedere quanto la macroeconomia abbia danneggiato la microeconomia, è inutile far finta di non vedere quanto la soglia di povertà stia aumentando sempre di più. (…) Con questo film possiamo notare quanto la meschinità di chi si trova dietro il banco, lucrando sulla vita di chi porta in pegno qualcosa di caro, altro non è che quell’indifferenza che ognuno di noi ha spesso verso il prossimo,… non dimentichiamoci mai che dietro un oggetto portato in pegno c’è la persona, una persona bisognosa di aiuto, spesso fragile che necessita di qualcuno che la sostenga, ma soprattutto ha bisogno di qualcuno che gli stia vicino e che la aiuti a superare i momenti difficili di questa nuova povertà fatta di persone normalissime: divorziati, pensionati che non riescono a comprarsi i medicinali etc…  Un film veramente toccante ed unico, un film su di noi e sulla nostra società, bella o brutta che sia… a noi la scelta.”

 

L'ALTRO VOLTO DELLA SPERANZA

 
Regia: Aki Kaurismäki
Interpreti: Sherwan Haji, Sakari Kuosmanen, Ilkka Koivula, Janne Hyytiäinen, Kaija Pakarinen, Simon Hussein Al-Bazoon, Tuomari Nurmio,Kati Outinen
Sceneggiatura: Aki Kaurismäki
Fotografia: Timo Salminen
Montaggio: Samu Heikkilä
Scenografia: Ville Grönroos, Heikki Häkkinen, Markku Pätilä
Costumi: Tiina Kaukanen
Produzione: Sputnik
Distribuzione: Cinema (di V. De Paolis)
Origine: Germania, Finlandia - 2017
Genere: Drammatico, Commedia
Durata: 98 min
 
 
 
 

Orso d'Argento per la Miglior Regia al 67° Festival Di Berlino.

 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 28 Giugno - ore 21.15

Occhiello

Kaurismaki impartisce importanti lezioni senza dimenticare di far sorridere, come solo i grandi del cinema sanno fare.

La trama

Khaled è un rifugiato siriano che, giunto a Helsinki dopo un viaggio clandestino a bordo di una nave da carico, chiede asilo senza grandi speranze di successo. Wikström è un rappresentante di camicie che decide di tentare la fortuna al tavolo da gioco e, avendo vinto, molla il suo lavoro per apre il ristorante “La Pinta Dorata” in un angolo remoto della città. I destini di questi due uomini si incrociano dopo che le autorità rifiutano la richiesta di asilo di Khaled. Quest'ultimo, infatti, decide di rimanere nel paese illegalmente, vivendo per strada ed è in un cortile buio dietro al suo ristorante che Wikström lo incontra. Dopo avergli offerto un letto e un lavoro, Wikström e Khaled, insieme alla cameriera del locale, allo chef, al direttore di sala e a un cane vivranno una serena utopia e insieme, forse, riusciranno a trovare ciò che cercano.

La critica

" The Other Side of Hope (...) ritorna sulla relazione che era già al centro del precedente Miracolo a Le Havre, quella cioè tra l'Europa e i migranti che arrivano qui costretti a fuggire da dolorosi vissuti di guerra, miseria, violenza; il tutto è realizzato nello stile di Kaurismäki, in quell'oscillazione (che già il titolo sembra suggerire) tra il mondo com'è e come lo vorremmo, il «suo» mondo di regista in cui l'utopia, il fiabesco mettono a nudo con precisione i paradossi della realtà (che è poi la forza del cinema) e la sua potenza politica e di consapevolezza. È in questa «distanza» che Kaurismäki negli anni ha inventato una Finlandia fuori dal tempo, un paesaggio interiore popolato da figure stralunate, buffi sognatori, giocatori di azzardo, musicisti rock e folk al centro delle sue inquadrature limpide che arrivano all'essenza delle cose . (...) The Other Side of Hope è finora il film più bello visto nel concorso berlinese e senz'altro la scommessa ancora una volta vinta che si può parlare del presente senza cadere nei luoghi comuni e soprattutto senza mettere da parte il cinema. Kaurismäki sa magnificamente guardare il nostro tempo continuando a inventare un'immagine che anche nel confronto con un tema di «attualità» sorprende lo sguardo lievitando nel suo tocco sempre esilarante. Senza retorica da «buone coscienze», la sua poetica cattura i paradossi del presente con umorismo, comicità, sentimento. Non ci sono tante spiegazioni se non che da qualche parte esistono delle persone che si aiutano come possono. Sono scelte piccole, prive di enfasi, che pure diventano gesti di grande rottura rispetto all'indifferenza, alle assurdità di leggi, confini, trattati politici, interessi dei potenti. Lì, nella sala scassata del ristorante La pinta d'oro una rete di «solidarietà» diventa possibile, anche se questo non significa che tutto il male sparisca. È un primo gesto, qualcosa da cui ripartire: l'altro lato di una speranza che è quasi come una rivoluzione."

" L'altro volto della speranza ci dice alcune cose molto serie, e la più seria di tutte è questa: sul dramma degli immigrati bisogna anche saper ridere! Ovviamente questa riflessione riguarda la sfera artistica, riguarda Kaurismäki come regista e noi tutti come spettatori. Il film è un miracolo (il precedente lavoro del finlandese si intitolava Miracolo a Le Havre): affronta in modo molto diretto un tema complesso e doloroso, racconta l'odissea burocratica del giovane siriano con la precisione di un documentario, sembra insomma un film di Ken Loach... e invece è un film di Kaurismäki quindi fa anche, spesso e volentieri, morir dal ridere. (...) Alcuni film aiutano a capire il mondo, L'altro volto della speranza è uno di questi film. "

Alberto Crespi, 'L'Unità'

" Kaurismäki fa parte di quella specie rara di cineasti che andrebbe protetta perché offre al cinema una valenza (e violenza) morale inserendola in uno stile, perfino in una maniera. Con misura cinica e humour da Keaton, parco di parole ma generoso di suggestioni e distributore di solitudini, il finlandese Aki narra L'altro volto della speranza in una Helsinki da fantascienza. (...) L'autore non bara con le parole, si fida del silenzio, ha una scrittura limpida, senza macchie né baffi, dice le cose in modo semplice e inequivocabile: in giro c'è razzismo e i burocrati sono così ottusi da dichiarare Aleppo luogo sicuro. Dietro la compostezza del welfare che lascia pochi spiccioli di pìetas di mancia, il vero senso di queste vite azzoppate si nasconde negli sguardi e nei luoghi da zombies (...). Un capolavoro di sintesi come tutto il film, tutto senza zucchero. "

Maurizio Porro, 'Corriere della Sera’