ESSAI


THE BIG SICK

 

Regia: Michael Showalter
Interpreti: Kumail Nanjiani, Zoe Kazan, Holly Hunter, Ray Romano, Vella Lovell, Zenobia Shroff, Adeel Akhtar, Anupam Kher
Fotografia: Brian Burgoyne
Montaggio: Robert Nassau
Produzione: Apatow Productions, FilmNation Entertainment, Story Ink
Origine: Usa - 2017
Genere: Commedia
Durata: 120 min.

 

 

In Concorso al 70° Festival di Locarno (2017) nella sezione 'Piazza Grande'.

Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00

Mercoledì 10 Gennaio - ore 21.15

Occhiello
 
Una commedia di confronto etnico, sorprendente per il soggetto e per il tono, in cui l'amore supera i pregiudizi culturali.
 
 
La trama
 
Kumail è uno stand-up comic che si guadagna da vivere come Uber driver. Nato in Pakistan e traslocato negli States, prova a conciliare tradizione e american life. Non lo fa per sé, Kumail è ansioso di sfuggire al problematico contatto con le proprie radici, ma per la famiglia che apparecchia il suo matrimonio e lo vorrebbe, in ordine (di valore) discendente dottore, ingegnere o avvocato. Davanti ai piatti tradizionali, la madre gli serve una ragazza pakistana da inserire in un file da cui pescare la futura sposa. Ma al cuore non si comanda e Kumail si innamora di Emily, una studentessa di psicologia.
 
La critica

"Non è strano che tutta l'America sia impazzita per questo film capace di produre emozioni, risate e pensieri di prima qualità; perché questa del pachistano che sposa la bionda yankee studentessa di psicanalisi contravvenendo alle radici di due culture, l'islamica e la wasp, è tutta vera: il protagonista, Kumail Nanjiani, racconta la sua vita e nient'altro. (...) L'originalità del film sta nel fatto che sorridendo parla di verità: il sospetto con cui gli americani guardano gli islamici (e con Trump il peccato è in ascesa) ma anche il contrario, perché in Pakistan sono i genitori a combinare matrimoni. Prima che Kumail sposi la sua bella il film deve far crollare come al bowling i birilli di razzismo, ipocrisia, pregiudizio. Il baricentro del film è Kumail che si sente americano ma deve obbedire alla tradizione pachistana e alla fine non è accettato da nessuno dei due Paesi. (…) Il film di Michael Showalter entra nella casa pakistana della mamma chioccia che cerca la nuora del Paese suo, mentre l'altra mamma viene col marito dal North Carolina per curare la figlia e scoprire un genero inaspettato. Questo strano rapporto a tre è raccontato con inusuale tenerezza, senza perdere l'humour nelle corsie ma neppure una certa malinconia in saldo. Il miracolo è che da una storia vera al 100% (vera Chicago, vero il locale dove debuttò Bill Murray) viene fuori un film che al 100% rispetta anche le convenzioni del cinema che indovina da anni chi viene a cena. (...) Super happy end, lacrime indù... ma la forza del film è Kumail, col viso a punto interrogativo, personaggio liberal ma non accomodante, ideale per assorbire le due valenze e violenze del racconto che non rinuncia mai alla battuta: sick vuol dire malattia ma anche barzelletta… L'abilità è farne una parola sola."

"Ci sono dei film che ti riconciliano con il cinema. Cinema come piacere, come leggerezza, come sorpresa. Forse non saranno capolavori (ma quanti ne vediamo davvero?) eppure sanno restituirti quel gusto e quella soddisfazione per una «pratica» - andare al cinema - che troppe volte è stata umiliata e offesa. E proprio da altri film, pronti a promettere cose che poi non sapevano mantenere. The Big Sick, invece, non delude, anzi finisce per regalare anche qualche piacevole spunto di riflessione (sull'identità, sulla determinazione, anche sull'amore) e soprattutto la sensazione di non aver sprecato il proprio tempo in un cinema. Come rivelano le fotografie che accompagnano i titoli di coda lo spunto del film, diretto con spirito di servizio da Michael Showalter, è parzialmente autobiografico (...). Temi seri, che però il film affronta con una leggerezza e un'autoironia che conquistano. La storia del film prosegue sfiorando anche la tragedia (...) ma conservando sempre un tono come sospeso, di chi non vuole cedere alle ipotesi più pessimiste e usa il sorriso per smontare il dramma. Che è la chiave della comicità del personaggio Kumail e che in certi momenti sembra una specie di Forrest Gump: non per la mancanza di dubbi e l'ingenuità del personaggio reso celebre da Tom Hanks, ma piuttosto per la testarda fiducia in un ottimismo capace di lenire le ferite e dare ogni volta l'energia per ricominciare. Possibilmente con la voglia di trovare anche una piccola ragione per sorridere."

Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera'


OGNI TUO RESPIRO

 

Regia: Andy Serkis
Interpreti: Andrew Garfield, Claire Foy, Diana Rigg, Miranda Raison, Dean-Charles Chapman, Tom Hollander, Hugh Bonneville, Ed Speleers
Fotografia: Robert Richardson
Montaggio: Masahiro Hirakubo
Produzione: Imaginarium Productions
Origine: Gran Bretagna - 2017
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 114 min.

 

Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00

Mercoledì 17 Gennaio - ore 21.15

Occhiello
 
Un calvario che si trasforma in opportunità, raccontato con stile british, fondendo ricostruzione e humor sottile.
 
 
La trama
 
L'avventuroso e carismatico Robin Cavendish ha tutta la vita davanti quando si ritrova paralizzato a causa della poliomielite che contrae mentre è in Africa. Contro il parere di tutti, sua moglie Diana lo fa dimettere dall'ospedale e lo porta a casa dove la sua dedizione e la sua intelligente determinazione trascendono la disabilità. Insieme, si rifiutano di diventare prigionieri della sofferenza di Robin e incantano gli altri con il loro umorismo, il loro coraggio e la loro sete di vita. Una commovente celebrazione del coraggio e delle possibilità dell'essere umano che scalda il cuore, una storia d'amore che insegna a vivere ogni respiro come se fosse l'ultimo. Ispirato alla vera storia dei genitori del produttore Jonathan Cavendish.
 
La critica

“Dal momento in cui la malattia prende il sopravvento ci si accorge, minuto dopo minuto, che il fine è assolutamente diverso e che quel prologo aveva una sua ragione. Perché qui non ci si limita a ripercorrere le tappe di quello che avrebbe potuto essere solo uno sterile calvario individuale. Si racconta un calvario che invece si è trasformato in un'opportunità non solo per rendere più accettabile la vita di Robin Cavendish ma anche per garantire a pazienti in condizioni analoghe, grazie a quegli strumenti che avrebbero consentito loro un'esistenza da condurre al di fuori dell'istituzione ospedaliera. Cavendish, Diana e coloro che li hanno affiancati ed aiutati sono stati dei pionieri in questo campo ed era giusto che il cinema ne raccontasse la storia. Ma proprio quello che potrebbe far storcere il naso ad alcuni critici più puritani costituisce, invece, il punto di forza del film. Lo stile molto british che fonde ricostruzione con humour sottile, che non avvolge la vicenda in un'atmosfera stabilmente cupa e assillante, ma sa alternare situazioni critiche con sequenze più rilassate, è perfettamente funzionale a una diffusione di Ogni tuo respiro presso il pubblico più vasto. Questo film potrebbe sembrare ad alcuni un old-fashion, ma in realtà altro non vuole essere che un richiamo, un rimando a quello stile che con il suo charme e quella finezza è sempre riuscito a trasmettere ad un pubblico vasto il significato puro del film  stesso e questa storia non poteva che essere raccontata così… con finezza e semplicità.”

"Onora il padre. E la sintesi di questo straordinario - per il soggetto trattato - film, fortemente voluto e poi prodotto da Jonathan Cavendish per raccontare al pubblico la storia, incredibile, dei suoi genitori. Perché il padre Robin è stato, suo malgrado, un pioniere, grazie anche alla complicità della moglie Diana. (...) Sembra un romanzo e, invece, è pura realtà. E se già questa storia è, di per sé, commovente, l'interpretazione straordinaria di Andrew Garfield, la rende speciale. Due ore nelle quali si esprime solo con le espressioni del viso, una prova che per tanti sarebbe stata impossibile da sostenere. Non per il giovane «Uomo Ragno» che conferma di possedere un talento fuori dal comune. Così come convincente è Claire Foy nel rappresentare i sentimenti che hanno attraversato la vita di Diana."

Maurizio Acerbi, 'Il Giornale'


UNA QUESTIONE PRIVATA

 

Regia: Paolo Taviani
Interpreti: Luca Marinelli, Francesco Turbanti, Valentina Bellè, Anna Ferruzzo, Lorenzo Richelmy, Alessandro Sperduti, Guglielmo Favilla, Mauro Conte
Fotografia: Simone Zampagni
Montaggio: Roberto Perpignani
Produzione: Stemal Entertainment, Ipotesi Cinema, Les Films d'Ici, Sampek Productions, Rai Cinema
Origine: Italia, Francia - 2017
Genere: Drammatico, Storico
Durata: 84 min.

 

Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00

Mercoledì 24 Gennaio - ore 21.15

Occhiello

I Taviani, con il loro tipico charme, si confrontano con un "testo sacro" della letteratura e rivisitano il loro stesso cinema con grande rigore filologico.

 

 

La trama

 

Tornando alla villa dove ha conosciuto l'amata Fulvia, il partigiano Milton scopre che forse fra lei e il suo migliore amico Giorgio, anche lui combattente, potrebbe essere nata una storia d'amore. Nel tentativo di ricevere da Giorgio un chiarimento, Milton intraprende un viaggio attraverso il paesaggio verde e nebbioso delle Langhe che è anche un percorso di conoscenza: di se stesso, dell'animo umano e della barbarie insensata della guerra.

 

La critica

"Per una volta i due fratelli italiani si sono divisi i compiti (la regia è solo di Paolo, per i postumi di un incidente che ha tenuto Vittorio lontano dal set) ma il film è totalmente di entrambi, coerentissimo con un percorso che ha sempre chiesto al cinema di farsi strumento di riflessione e di discussione, di confronto con la Storia e con il Presente. Anche a costo di apparire fuori moda. Fedele al romanzo di Fenoglio (...). Non è la prima volta che i Taviani scavano dentro le incoerenze dell'impegno, l'irrazionalità di azioni che dovrebbero essere mosse solo dalla ragione, ma qui lo fanno dal punto di vista esistenziale più che da quello ideologico. La rabbia del partigiano Milton prende forza dalla gelosia dello spasimante Milton, quasi se ne nutre, per restituire una complessità di motivazioni che non può non rimandare alla confusione dei giorni nostri. E i due fratelli lo raccontano come hanno sempre fatto, evitando le facili allusioni e i moralismi, con uno stile che può sembrare fin troppo «pacato» rispetto alle imperanti mode sincopate, dove ogni immagine trova un senso grazie al legame con il tutto e mai per la pura voglia di stupire, scegliendo una recitazione classicamente mimetica e una fotografia (di Simone Zampagni) dai toni compressi, mai eclatanti, come a restituire la «bruttezza» (morale prima che estetica) di quegli anni bui. Privilegiando così la coerenza con la propria storia che l'adesione agli imperativi di una presunta modernità."

Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera'


THE SQUARE

 

Regia: Ruben Östlund
Interpreti: Elisabeth Moss, Dominic West, Claes Bang, Terry Notary, Linda Anborg, Annica Liljeblad, Marina Schiptjenko, Elijandro Edouard
Fotografia: Fredrik Wenzel
Montaggio: Ruben Östlund, Jacob Secher Schulsinger
Produzione: Plattform Produktion, ARTE France Cinéma, Coproduction Office
Origine: Svezia, Germania, Francia, Danimarca - 2017
Genere: Drammatico, Commedia
Durata: 145 min.

 

Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00

Mercoledì 31 Gennaio - ore 21.15

Occhiello

Ostlund conferma il suo talento con un film sull'arte contemporanea che è esso stesso arte contemporanea.

 

 

La trama

 

Christian, curatore di un museo di arte contemporanea di Stoccolma, una mattina, sulla strada per il lavoro, soccorre una donna in pericolo e si scopre derubato del telefono e del portafoglio. Al museo, intanto, lui e la sua squadra stanno lavorando all'inaugurazione di una mostra, che prevedere l'installazione dell'opera "The Square": un quadrato delimitato da un perimetro luminoso all'interno del quale tutti hanno uguali diritti e doveri, un "santuario di fiducia e altruismo". Su suggerimento di un collaboratore, Christian scrive una lettera in cui reclama i suoi averi rubati, innescando una serie di conseguenze che spingono la sua rispettabile ed elegante esistenza in una vertigine di caos.

 

La critica

"(...) è un film che per via del suo ironico sguardo sul mondo mercificato e vacuo dell'arte contemporanea poteva rischiare la trappola dell'intellettualismo; e invece è una commedia umana intelligente, inquietante e spiritosa. (...) Come nelle pellicole precedenti di Östlund, emerge inquietante in The Square il tema che nel borghese illuminato il tarlo del senso di colpa possa trasformarsi in un boomerang, scardinandone il sistema di contraddizioni. Rispecchiandosi in quel protagonista sullo scivolo del disastro a dispetto delle buone intenzioni, Östlund ci induce a fare altrettanto, prendendo atto di non essere pronti, come ci illudiamo, a perdere posizioni a vantaggio dei meno fortunati. Una o due scene potevano essere accorciate, ma era dai tempi di Buñuel che non avevamo un così corrosivo ritratto dall'interno del fascino discreto della borghesia. Claes Bang è un ottimo Christian, Elisabeth Moss conferisce scontrosa fragilità a una problematica giornalista, l'inglese Dominic West è attore di magnifica naturalezza; e il finale gratifica con le immagini di un «Quadrato» che, senza fumose pretese artistiche, configura un vero spazio di affiatamento e fiducia."

Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa'

 

PROSSIMAMENTE

DUE SOTTO IL BURQA

 

Regia: Sou Abadi
Interpreti: Félix Moati, Camélia Jordana, William Lebghil
OrigineFrancia - 2017
Genere: Commedia
Durata: 88 min.

 

Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00

La trama

Leila e Armand studiano a Scienze Politiche e si amano. I genitori di lui sono iraniani che hanno lasciato la patria dopo l'avvento di Khomeini. Lei invece si vede piombare in casa il fratello Mahmoud, reduce dallo Yemen dove ha aderito al radicalismo islamico. Una delle sue prime imposizioni è quella di impedire alla sorella di incontrare Armand. Il quale però trova una soluzione. Indossa l'abito integrale che lascia scoperti solo gli occhi e si presenta a casa di Leila come una fanciulla di nome Sheherazade bisognosa di lezioni. La 'studentessa' attrae però l'attenzione amorosa di Mahmoud e questo complica non poco le cose.

 


HAPPY END

 

Regia: Michael Haneke
Interpreti: Isabelle Huppert, Mathieu Kassovitz, Jean-Louis Trintignant, Nabiha Akkari, Toby Jones, Dominique Besnehard
OrigineFrancia, Austria, Germania - 2017
Genere: Drammatico
Durata: 107 min.

 

Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00

La trama

Una famiglia dell'alta borghesia a Calais. Il padre è il fondatore di un'azienda che ora è guidata dalla figlia e dal riottoso nipote. I due debbono risolvere il problema di un grave incidente che ha causato una vittima. Al contempo il fratello di lei, passato a seconde nozze, ha problemi con la figlia di primo letto che viene a vivere con lui dopo il ricovero della madre. Intorno a loro il Mondo che affronta ogni giorno altri tipi di problematiche.