ESSAI


SIERANEVADA

 
Regia: Cristi Puiu
Interpreti: Mimi Branescu, Andi Vasluianu, Bogdan Dumitrache, Ana Ciontea, Dana Dogaru, Ioana Craciunescu, Sorin Medeleni, Judith State
Sceneggiatura: Cristi Puiu
Fotografia: Barbu Balasoiu                        
Musiche: Bojan Gagic
Montaggio: Letitia Stefanescu, Ciprian Cimpoi, Iulia Muresan
Scenografia : Cristina Barbu
Produzione : Mandragora, Production 2006, Studioul de Creatie Cinematografica al Ministerului Culturii
Distribuzione: Parthénos
Origine: Romania, Francia - 2016
Genere: Drammatico
Durata: 173 min.
 
 
In Concorso al 69° Festival di Cannes (2016).
 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 

Mercoledì 27 Settembre- ore 21.15

Occhiello

In un film racchiuso tra pareti domestiche, Puiu si interroga su cosa sia ora la Romania e lascia allo spettatore la facoltà di giudicare.

 

La trama

A Bucarest, tre giorni dopo l'attacco contro Charlie Hebdo e quaranta giorni dopo la morte del padre, il quarantenne medico Lary trascorre il sabato insieme alla famiglia, riunita in occasione della commemorazione del defunto. L'evento, tuttavia, non va come previsto. Le discussioni si animano e le opinioni divergono. Costretto ad affrontare le sue paure e il suo passato e a riconsiderare la propria posizione all'interno della famiglia, Lary sentirà il dovere di tirare fuori alcune verità.

 

La critica

"Cristi Puiu (...) è forse la personalità più interessante di un nuovo cinema rumeno da diversi anni emergente, e il suo film (il quarto) è un gioiello tanto di drammaturgia - tutto in un microcosmo, l'universale estratto dal microscopico - quanto di regia e direzione del set e degli attori. Pensiamo solo alla difficoltà di governare il set affollato di un vero appartamento, uno spazio piuttosto angusto. E poi, come in certe magiche regie di Altman, c'è l'altra sfida di tenere a bada un impasto sonoro di voci sovrapposte e di conversazioni che entrano l'una nell'altra… da urlo!"

Paolo D'Agostini, 'La Repubblica'

 

"Una famiglia piena di segreti, un appartamento pieno di porte, un film pieno di personaggi e di storie anche se nessuno dice tutta la verità, oppure siamo noi a non sentire tutto? Ma alla fine questo puzzle caotico di facce, passioni, discussioni, disegna un quadro mosso e coerente della Romania di oggi. Sospesa tra passato e presente, nostalgia del comunismo e risvegli religiosi, antica austerità e neoconsumismo. (...) Lo ha diretto Cristi Puiu, capofila di quel nuovo cinema romeno che da una decina d'anni dà lezioni di vitalità al mondo. Ed è interpretato da una piccola folla di attori magnifici (...). Sotto la trama sociale ce n'è un'altra, più intima e familiare, molto «romena» e insieme universale, che dà al film di Puiu il suo sapore più prezioso."

Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

"(...) un film che pretende dallo spettatore una partecipazione attiva, ma gli offre in cambio un'esperienza ripagante. Sullo scorrere delle tre ore, lo spazio dell'appartamento diventa spazio narrativo: un atrio angusto, una cucina fumosa di effluvi e di tabacco, una camera da pranzo, un bagno sempre occupato, una stanza da letto immersa nella penombra per via di un piccolino che dorme. La macchina da presa sbircia curiosa qua e là inquadrando in lunghe sequenze il continuo via vai, le conversazioni, le liti, il cibo messo inutilmente a tavola perché succede sempre qualcosa che impedisce di consumarlo, le storie di corna, le tesi di cospirazione sull'11 settembre e quant'altro, il ritornello sulla piaga della corruzione nella Romania postcomunista. Fra reminiscenze del passato, contraddizioni del presente e ansia del futuro, ci si confronta senza arrivare a una conclusione comune. Del resto stabilire chi ha torto o ragione è impossibile: la realtà è che ognuno - uomo, famiglia, governo che sia - per sopravvivere è costretto a forgiare la propria finzione. Avvalendosi di un intonatissimo cast, Puiu imbastisce una commedia umana di impeccabile qualità formale per ribadire con sorniona ironia che una verità assoluta non esiste. Ovvero, se esiste è altrove, dove non possiamo coglierla: e forse è meglio così."

Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa'