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"ITALIANI DA SCOPRIRE"


 

LE ULTIME COSE

 
 
 
Regia: Irene Dionisio
Soggetto: Irene Dionisio
Fotografia: Caroline Champieter
Montaggio: Aline Hervé
Produzione: Amka Film Productions - Ad Vitam Production
Distribuzione: Istituto Luce-Cinecittà
Origine: Italia, Svizzera, Francia
Genere: Drammatico
Durata: 85 min
 
 
Introduzione e dibattito finale a cura
dell’Associazione Nuvole in Viaggio
 
 

 

 

 
 
 
Prezzo: Intero e Ridotto €5,50 - CinePass €5,00
 
 
 

Mercoledì 21 Giugno - ore 21.15

 
 

Occhiello

Con grande economia di mezzi e di immagini, ma con grande cura e caparbietà dionisio confeziona un film neo-neorealista sulla nuova povertà

 

La trama

Il film racconta tre semplici storie che si intrecciano al Banco dei pegni di Torino sulla sottile linea del debito morale alla ricerca del proprio riscatto. Stefano, un giovane perito, viene assunto dal banco dei pegni per attribuire un prezzo ai beni che la gente non può più permettersi. Il suo capo, Sergio, è un cinico burocrate che gestisce il traffico delle aste attraverso le quali vengono rivenduti gli oggetti impegnati che i proprietari non hanno più potuto riscattare. Michele è un anziano pensionato che non arriva a fine mese e che, per aiutare la famiglia, accetta di dare una mano ad Angelo, uno dei tanti loschi figuri che si aggirano intorno al banco dei pegni per lucrare sulle sventure altrui, dando vita (si fa per dire) a quel mercato nero e a quel sottobosco di malaffare creato dal bisogno. Sandra è una trans costretta ad impegnare una pelliccia per sopravvivere in un mondo che rifiuta la sua nuova identità.

 

La critica

" (...) Irene Dionisio, 29 anni e la mano sicura di chi viene dal documentario, modella con un senso del racconto nutrito da un'osservazione sempre puntuale, appassionata, incalzante. Metafora perfetta di un presente spietato quanto ipocrita. Ben servita da attori al diapason, immagini dimesse quanto incalzanti, musiche per una volta intonatissime. Un film-modello per un cinema che (in Italia) sanno fare in pochi, ma per fortuna esiste e resiste. ”

Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero'

 

“ In questa sua opera prima la trentenne Dionisio, allieva di Segre e Bellocchio, ambienta il suo film in un banco di pegni di Torino, laddove chiunque si reca in cerca di denaro per poter sopravvivere portando con se beni da cui magari non vorrebbe mai separarsene. (…)

Questo è un nuovo modo di parlare di realtà, vera, questo è un nuovo neo-neorealismo in senso stretto con quei modi e quelli pause tipiche del primo vero realismo, ma con quegli escamotage filmici e con quell’impostazione moderna. Come nel primo dopo guerra, anche questa volta l’Italia vive un periodo di povertà, materiale ed anche intellettuale, che prima vedevamo con l’intramontabile Anna Magnani in Roma Città Aperta e che oggi vediamo nel film sul volto di tutte quelle persone che per poter sopravvivere e per far sopravvivere i loro cari debbono separarsi di qualcosa a loro molto caro, laddove il valore sentimentale dell’oggetto supera di gran lunga quello intrinseco. Oggi come allora la povertà c’è ancora, è inutile nasconderlo e far finta di non vedere quanto la macroeconomia abbia danneggiato la microeconomia, è inutile far finta di non vedere quanto la soglia di povertà stia aumentando sempre di più. (…) Con questo film possiamo notare quanto la meschinità di chi si trova dietro il banco, lucrando sulla vita di chi porta in pegno qualcosa di caro, altro non è che quell’indifferenza che ognuno di noi ha spesso verso il prossimo,… non dimentichiamoci mai che dietro un oggetto portato in pegno c’è la persona, una persona bisognosa di aiuto, spesso fragile che necessita di qualcuno che la sostenga, ma soprattutto ha bisogno di qualcuno che gli stia vicino e che la aiuti a superare i momenti difficili di questa nuova povertà fatta di persone normalissime: divorziati, pensionati che non riescono a comprarsi i medicinali etc…  Un film veramente toccante ed unico, un film su di noi e sulla nostra società, bella o brutta che sia… a noi la scelta.”